Una pagina particolarmente interessante

lombardia bergamoQuesto l’indice di questa interessante pagina della Regione Lombardia su di un periodo storico decisivo per la nostra città:
– Bergamo dai Visconti a Venezia
– Le giurisdizioni bergamasche in epoca veneta
– Autonomia delle valli bergamasche
– Autogoverno delle valli bergamasche
– Il territorio di Bergamo
– Governo del territorio di Bergamo
– Il “piano” di Bergamo
– Organizzazione territoriale del “piano” di Bergamo
– Governo delle comunità del “piano”
– La politica veneziana verso il territorio bergamasco
– La politica veneziana verso il patrimonio ecclesiastico

Un sito seriale Unesco (ma senza Bergamo)

Bergamo non è l’unica città italiana facente parte di un sito seriale riconosciuto di valore mondiale dall’Unesco.
Purtroppo i Longobardi, che qui governarono per 200 anni, non sembrano aver lasciato segni materiali sufficienti a classificarla tra le città in cui quel popolo visse e prosperò.
Dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, il territorio bergamasco subì le incursioni di varie popolazioni barbare ma quella dei Longobardi fu una vera e propria invasione poiché non si trattò solo di una conquista militare ma di una migrazione di massa, iniziata nel 568 d.C. con la penetrazione nel Friuli, che portò in Italia, migliaia di uomini, donne e bambini di varie etnie che si stanziarono stabilmente in gran parte d’Italia.
Nel corso del tempo ebbe luogo una profonda compenetrazione con le popolazioni locali, che portò anche a modifiche della lingua, l’identità di un popolo, che assorbì vocaboli e forme longobarde, e dei costumi fino a divenire, nei due secoli di dominazione, un’unica popolazione.
Certamente i ceti alti e le grandi famiglie bergamasche della successiva epoca comunale furono in gran parte discendenti degli arimanni, la classe sociale più elevata del popolo longobardo, mentre soprattutto nelle classi meno abbienti rimase la discendenza delle più lontane origini locali e del più recente municipio romano. Le leggi longobarde si sommarono per molto tempo a quelle romane e solo parzialmente le sostituirono; anche la religione (in origine i Longobardi professavano l’arianesimo, confessione cristiana ma ritenuta eretica dal Papato) contribuì all’integrazione dopo la conversione della maggior parte dei Longobardi al cattolicesimo.
Longobardi - italiaI simboli rappresentativi del potere Longobardo nella penisola italiana sono:

  • Il tempietto Longobardo a Cividale del Friuli (UD)
  • Il complesso monastico di San Salvatore – Santa Giulia (BS)
  • Il castrum di Castelseprio – Torba (VA)
  • Il tempietto del Clitunno a Campello (PG)
  • La basilica di San Salvatore a Spoleto (PG)
  • La chiesa di Santa Sofia (BN)
  • Il santuario Garganico di San Michele a Monte Sant’Angelo (FG)
  • Iscrizione alla Lista Patrimonio Mondiale Unesco:
    Parigi, 19-29 giugno 2011 riconoscimento de I Longobardi in Italia – I Centri del Potere.
    Ma, come per il nostro sito è stata esclusa Venezia, pure per questo sito fu polemica perchè “Ticinum” – oggi Pavia -, che fu la capitale della ” Langobardia Maior” e Modoetia – oggi Monza -, con la sua “Corona Ferrea” non furono ritenute all’altezza di mostrare significative tracce di quell’importate periodo storico.

    a Bergamo comandano i Longobardi

    Un territorio stremato dalle invasioni seguite da massacri e distruzioni: i Visigoti di Alarico (402), gli Unni (tartari, mongoli) di Attila (450), i Vandali e Alani di Genserico (457), “liberato” dal generale Ricimero, console romano di base a Mediolanum, che scaccia gli Alani (470) ma subito occupato da Odoacre, re degli Eruli (474) e poi dagli Ostrogoti di Teodorico (490) fino alle devastazioni dei Borgognoni guidati da Gundobado (520) e poi ancora occupato dall’esercito bizantino di Belisario (538) e dopo la vittoria di Narsete su Totila, dai greci del duca Ottone (552). Quando arrivano i Longobardi (genti germaniche affini agli Svevi e ai Borgognoni) di re Alboino nel 569, preceduti da una nomea di violenza feroce, conquistano e saccheggiano una città praticamente già quasi distrutta e spopolata; i nobili (bizantini) e i benestanti si sono rifugiati sull’Isola Comacina e altri si sono dispersi nelle vallate. Mentre il grosso prosegue verso il Sud, al gruppo di famiglie, tra le quali molte di nobili, che resta a Bergomum non rimane che ricostruire “integrandosi” con i locali; la governano per 200 anni ma non saranno tutti anni di pace per via delle numerose faide e lotte di potere interne.
    Longobardi - bergamoVallari, primo duca di Bergamo, estende il territorio fino quasi a Cremona, mentre il nuovo re, Autari, assume il nome di Flavio a testimonianza di una volontà di proseguire sulle orme della tradizione romana e con il successore, Agilulfo, la maggior parte si converte al cattolicesimo. Paolo Diacono, nobile longobardo, scrive quindi in latino la sua “Historia Langobardorum” descrivendo la vita del popolo e le relazioni con i Franchi, i Bizantini ed il Papato. Ma proprio sotto Agilulfo, che nel frattempo ha esteso il dominio su quasi tutta l’Italia, ricominciano i problemi per la nostra città; infatti Gandolfo è solo il primo dei duchi di Bergamo che, entrati in conflitto col proprio re, ne attira le ire, con assedi ed esecuzioni, sulle nostre rinnovate fortificazioni. Nel 773 però, queste ultime, difese dall’ultimo duca longobardo Lupo, oppongono inutilmente resistenza all’assedio dell’esercito franco di Carlo che, invocato più volte dal Papato, che rivendica la “donazione di Costantino“, scende in Italia e, sconfiggendo l’ultimo re, Desiderio, pone fine al “Regnum Italicum” longobardo.
    Ma anche a Bergamo resteranno però ampie tracce del loro passaggio nei nomi, nei cognomi, in Curtis Regia, Curtis Morgola, Curtis Lemine, ecc. ecc.

    Il Leone di San Marco

    Appariva sui cippi di confine, sui palazzi governativi, sulle porte di accesso alle città (come Porta San Lorenzo – nella foto – fino al secolo corso e che ora è da restaurare), ecc., ecc. ma, soprattutto …180530 porta s-lorenzo - econlinei Bergamaschi non possono dimenticare che, sotto quella insegna, godettero di oltre 350 anni di pace, di crescita e di prosperità!!
    Un periodo così lungo senza invasioni e spargimenti di sangue non era mai avvenuto nella sua millenaria Storia. Della storia e significato del Leone Alato ne parlano due simpatici video segnalati da Ecodibergamo.it

    180530 porta s-lorenzo - econline 1 180530 porta s-lorenzo - econline 2

    Quamvis absurdum…. ossia benché assurdo!

    Da sempre la più bistrattata e dimenticata delle Porte delle nostre Mura, quella di San Lorenzo, cade sotto l’occhio sempre vigile, attento e premuroso della nostra Amministrazione e… guai alterare un bene storico!! Meglio non far niente e magari anche lasciarlo crollare!!

    180530 porta s-lorenzo - eco 1La Porta di San Lorenzo fu la prima delle porte della cinta muraria essere costruita… ma non l’attuale. L’originale, il cui nome deriva dal borgo attiguo e dalla chiesa che sorgeva nei pressi (una delle tante demolite per far posto alle Mura), era stata costruita nello stesso posto ma più in basso. Già nel 1605 (la cinta era stata completata nel 1588) fu chiusa dai veneziani perché ritenuta poco difendibile ma soprattutto perché la zona andava soggetta a frequenti allagamenti. I cittadini protestarono, sopratutto quelli della Val Tegeta (Valtesse) e dei paesi limitrofi perché costretti a lunghi giri per entrare in città. Raccolsero e versarono ai Serenissimi la cifra di 4.000 ducati d’oro cosicché nel 1627 si provvide alla costruzione del viadotto rialzato e della nuova (attuale) porta “sopra” la vecchia. Il passaggio fu dunque riaperto ma la nuova porta risultava essere di dimensioni più ridotte delle altre e tutte le operazioni di dazio dovevano avvenire all’aperto con gran lagnanza delle guardie esposte alla pioggia e al gelo. L’imbocco della vecchia porta si può ancora vedere al di sotto dell’arcata del viadotto.

    Questa è stata, delle porte, sicuramente e a lungo la più trascurata: completamente cancellato risulta ora il leone che era dipinto nella lapide frontale mentre cavi elettrici, segnali stradali e vicinanze negligenti ne deturpano la visuale. Assurdo che oggi qualcuno si opponga a restauri e alla sua valorizzazione!!

    La polveriera nella valletta di Colle Aperto

    09 - polveriere veneteE’ senza dubbio utile richiamare sovente l’attenzione dei nostri attentissimi amministratori e sollecitare la cura della cittadinanza bergamasca nei confronti del suo patrimonio storico e artistico. E’ un bene storico culturale (riportato nell’apposito inventario col n.21) ma, nonostante gli annunci riportati sulla stampa, nella valletta di Colle Aperto, la parte alta di Valverde, è praticamente diventata invisibile l’antica polveriera veneta inferiore…
    160926 pulizia valverde - eco -VERIFICARE 180530 polveriera inferiore c IBCAA_000211 - polveriera inferiore

    Qualcosa non va…

    Partono i lavori… partono i lavori … partono i lavori.. e questa volta non di semplice “manutenzione” bensì di “restauro”!! Non poche volte gli annunci su tutta la stampa locale sono stati dati ma il Baluardo Valverde, imperterrito, resta nella sua pluriennale veste verde, sicuramente tanto apprezzata da turisti, cittadini e Unesco…
    Ormai si sa che “a primavera fioriscono le Mura Veneziane”… e i suoi pericoli di crollo!
    schifo - 180425 bal valverde 1 schifo - 180425 bal valverde 2
    schifo - 180425 bal valverde 3 schifo - 180425 bal valverde 4
    E sicuramente tutti sapranno riconoscere le cortine qui sotto riprese… sono sotto gli occhi di tutti e migliaia di persone vi transitano a fianco giornalmente…schifo - cortina di porta s_alessandro 1
    per chi non le avesse riconosciute, ecco qui l’altra faccia… quella pulita!

     
     


    e, per finire, ecco alcuni angoli molto “accattivanti” di angoli limitrofi…
    schifo - porta san lorenzo 2 schifo - via alla porta di s-lorenzo3