Luigi Angelini e “Le Mura veneziane di Bergamo”

Bergamo alta, che ebbe già dall’epoca romana una sua cinta murata che chiudeva la città eretta sul colle e che già aveva una sua importanza e per gli avanzi scoperti e per la presenza rivelata da documenti e dalla tradizione, di templi, di un acquedotto, di un foro civico e di un anfiteatro, mantenne e completò, e nei periodi longobardo e franco e più tardi nei secoli XII e XIII, questo suo perimetro murato. Di queste opere difensive medioevali rimangono tuttora alcuni resti di murature ad arco a sud in un tratto della via detta degli Anditi sotto la via di Porta Dipinta, in un altro a ovest sotto il Monastero di S. Grata e in un altro ancora a nord soprastante la via detta della Boccola. Quando la città nel 1428 passò sotto il dominio di Venezia queste mura, già in parte restaurate, dopo l’assedio del longobardo Agilulfo del 592 e l’occupazione di Arnoldo nell’894 e il rafforzamento del 1167 da parte dei Consoli di Bergamo, erano però in condizioni non atte a una sicura difesa. Ma per un secolo circa la Repubblica Veneta, tesa a ridare alla città di nuovo possesso un carattere di vita civile più attiva e più feconda, non molto si occupò delle condizioni difensive della città. Continua a leggere