Il parcheggio sotto il parco della Rocca… ancora!

Non si placano le polemiche e proseguono le manifestazioni di cittadini, sopratutto abitanti di Città Alta, contro le recenti decisioni della maggioranza del Consiglio Comunale relative al parcheggio sotto la Rocca che risulterà destinato ai turisti e non ai residenti. E il Comitato appositamente costituitosi chiede ora trasparenza sulle decisioni prese e di poter consultare i dati reali, se esistono, che le hanno suffragate.
Ma i lavori procedono imperturbabili!
171118 parcheggio fara - teleferica
171118 parcheggio fara -mura rovinateResta poi da verificare se quanto affermato dal pignolo Geom. Assessore ai LL.PP. (“il parcheggio è sotto S.Francesco…” dimenticando che il cedimento del 2008, ancora da riparare, riguardò la cinta del parco della Rocca) in relazione alle Mura medievali rovinate. Ma sembra che in Consiglio Comunale non tutti fossero a conoscenza perfino della loro esistenza!

171118 parcheggio fara -mura medievali

La “lunetta” sotto S.Giacomo

171116 lunetta - corsera e ecoSe n’era già parlato più volte (ottobre 2017, agosto 2017maggio 2016giugno 2012, ecc.) e qualcuno ha posto domande al Comune. Così questi “fa sapere” al cronista che, siccome nel 1930 fecero l’errore di lasciar costruire l’abitazione del contadino che ci lavorava, adesso dobbiamo lasciarvi costruire un bel palazzo… ma ci si chiede: nel ’30, il Turismo, il valore del Patrimonio, l’Unesco, ecc. erano così importanti come adesso? E poi “fa sapere” che sono stati autorizzati da Comune, Parco dei Colli e Soprintendenza… chissà se i funzionari di questi tre Enti avrebbero superato un esame di Storia dell’alta città tenuto da Luigi Angelini, dal Mazzi, dal Ronchetti, dal Fornoni o da uno dei tanti studiosi viventi che negli anni hanno fatto ricerche, studi, pubblicazioni sull’argomento? Forse sarebbe stato opportuno chiedere anche, e sarebbe stato più interessante sapere, il loro parere!
Stranamente poi si viene a sapere, leggendo certi articoli, che i nostri amministratori, quando viene loro presentata una nuova proposta di cui non si può negare l’assoluto buon senso, loro l’avevano già pensata e stavano studiando la soluzione… siamo proprio in una botte di ferro!

Le Miniere di Astino

Fortunatamente, grazie all’impegno di molti, la nostra città ha potuto assistere al recupero di uno dei tanti suoi gioielli, ossia l’antico Monastero Vallombrosano di Astino che per molti anni era stato abbandonato e condannato alla rovina.
Astino - le miniere - BgpostMa un recente articolo di BergamoPost (che si può leggere interamente cliccando sul precedente link) ha riacceso le luci anche su di un’altra particolarità presente nella Valle di Astino ma la cui esistenza è sconosciuta ai più: La Miniera di Marna.
Negli Anni Novanta, su segnalazione di abitanti della zona, alcuni speleologi ne ritrovarono l’ingresso e iniziarono un’attività di esplorazione e censimento cartografico. L’area al tempo era aperta e quindi liberamente esplorabile. Una risorsa interessante per i bergamaschi dal punto di vista della conoscenza della storia del territorio. Le cave di marna di Astino sono un percorso unico nel suo genere: oltre mille metri di gallerie nella collina, con angoli degni di nota...”. L’articolo rileva però che oggigiorno la possibilità di una visita guidata è preclusa a causa di un “canone” che la MIA, proprietaria della zona, richiederebbe ai Volontari disposti ad effettuarla. Per chi volesse approfondire l’argomento, sono disponibili due brevi dispense che si possono scaricare cliccando sulle seguenti immagini, mentre si auspica che M.I.A. possa rivedere la richiesta fatta ai Volontari che, per loro natura, non dispongono di finanziamenti, rendendo fruibile ai cittadini un altro pezzo della loro Storia.
Astino - le miniere - L_Dall'Olio1 Astino Nottografia_miniera

Una buona idea

Sicuramente quello di intitolare alle nostre Mura Veneziane degli spazi, pubblici o privati, è una buona idea e serve a ricordare a tutti i cittadini che, tra le migliaia di cose notevoli che la nostra città e provincia possiedono, una sola è stata ritenuta di rilevanza tale da ottenere un riconoscimento a livello mondiale.
171107 aeroporto - sala mura

Personaggi Storici: Sforza Pallavicino

sforza pallavicinoSforza Pallavicino (Fiorenzuola 1519 – Salò 1585), il cui nome è molto legato alla storia di Bergamo, fu marchese di Cortemaggiore e di Busseto, Signore di Fiorenzuola, Salsomaggiore, Santarcangelo, Fidenza; figlio di Manfredi, apparteneva a un ramo della grande casata Pallavicino di antiche origini franche.
Fu un valoroso capitano, uno dei migliori del suo tempo. Robusto e coraggioso, fu ferito ben sei volte in battaglia; a 17 anni era già impegnato a combattere contro i francesi a Fossano in Piemonte. Nel 1542 ingaggiò un reggimento di cavalieri per soccorrere Vienna assediata dai turchi e, per i suoi meriti, nel 1543 ricevette il feudo di Fiorenzuola da Papa Paolo III. Fu poi al servizio dei Farnese, per i quali prese parte alla Guerra Smalcaldica e, nel 1547, ricevette dal pontefice Paolo III il grado di generale dell’esercito papalino ma, nel 1549, alla morte del pontefice, tornò in Austria a combattere i turchi. Accusato di essere coinvolto nell’assassinio del cardinale Giorgio Martinovich, venne scomunicato da Papa Giulio III ma poi assolto; combattendo i turchi, fu anche sconfitto e fatto prigioniero ma poi liberato grazie al pagamento di un forte riscatto da parte di Ferdinando d’Austria. Rimase in Austria con vari incarichi importanti (maresciallo delle fortezze e gran maresciallo del Regno) fino al 1556 quando rientrò in Italia a seguito del trattato di Gand. Nel 1557 passò al servizio di Venezia che gli concesse la nobiltà veneta e divenne Governatore Generale. Il primo incarico lo impegnò a Corfù ma nel 1561 arrivò per la prima volta a Bergamo con il compito di fortificarla con Astorre Baglioni e Girolamo da Martinengo. Iniziò subito la costruzione delle Mura facendo abbattere chiese (tra cui l’antica basilica di Sant’Alessandro che conservava il corpo del patrono), conventi e più di 500 case e tagliando a metà il borgo Canale. Si procurò un’altra scomunica quando ordinò di demolire anche la chiesa e il convento di Sant’Agostino che si salvarono perché  i frati offrirono una buona somma di denaro per allargare la cinta muraria di un perimetro sufficiente a contenerli. Negli anni successivi seguì i lavori di costruzione fino a che fu costretto a impegnarsi in nuove campagne militari intraprese da Venezia (Cipro, Dalmazia. Friuli). Nel 1571, mentre si trovava a Venezia venne colpito da un forte attacco di gotta e non prese parte perciò alla battaglia di Lepanto, ma nel 1574 era di nuovo a difendere Corfù. Solo nel 1579 poté ritornare nelle sue terre emiliane. Morì a Salò nel febbraio del 1585, tre anni prima che le “sue” Mura di Bergamo venissero completate. Con lui finì la sua dinastia e i suoi territori furono annessi al Ducato di Parma e Piacenza.

Santa Maria Maggiore nella Storia di Bergamo

Santa Maria Maggiore 1840La Basilica di Santa Maria Maggiore, che è anche definita come “Cappella votiva della città”, ha un tiburio ottagonale e pianta a croce greca arricchita, in origine, da 5 absidi: una grande centrale e quattro piccole ai lati del transetto.
Nel 1133, una forte siccità colpì le terre bergamasche e a questa seguì una carestia e la peste. La popolazione di Bergamo, stremata, invocò l’aiuto della Maria Vergine e promise la costruzione di una bellissima chiesa in segno di ringraziamento.
Nel 1137 tutta la cittadinanza fu presente all’inizio della costruzione di Santa Maria Maggiore, su disegno di Magistro Offredo e sulla base di una ancor più antica chiesa dell’VIII° secolo, con la benedizione del vescovo Gregorio.
Nel 1472 l’absidiola di nord-ovest fu abbattuta per ordine di Bartolomeo Colleoni, che in quel luogo fece costruire la propria cappella funeraria.
Nel 1449 il Comune di Bergamo, proprietario della costruzione, ne affidò l‘amministrazione alla MIA, che tuttora la gestisce.
Mentre l’esterno della chiesa ha conservato l’originale architettura romanica, l’interno ha subito, nel tempo, notevoli cambiamenti e riporta un insieme di stili e d’arti eterogenee dei periodi compresi fra il XII e il XIX secolo dove temi religiosi convivono con presenze di matrice pagana o laica.
Sul web, a cura della MIA, una bellissima “visita “guidata“.
Basilica-Tesoro-Albero

Quel vecchiume di “Opere di Difesa Veneziane”…

Ne avevamo già parlato negli anni scorsi (agosto 2017, maggio 2016, giugno 2012, ecc.) ma ora (finalmente!) le cose si muovono… ma in che modo?? E qualcuno comincia a dire che era meglio non si muovessero!! Sempre più cittadini son presi dallo scoramento di fronte ad Amministrazioni sempre più sorde ai richiami e alle segnalazioni, animate, quelle sì, solo dall’amore per la città.
Con questo spirito, un appassionato della storia della nostra città, ci ha scritto: “ERA ORA…”
FINALMENTE ERA ORA 1FINALMENTE ERA ORA 2FINALMENTE ERA ORA 3 …E interessante, oltre che disarmante, è leggere l’intera documentazione contenuta in “FINALMENTE ERA ORA…”

San Vigilio svendesi….

171008 vendesi S_Vigilio bScongiurata la funesta proposta di vendere Palazzo Suardi che aveva causato una levata di scudi di Associazioni e Partiti, un altro pezzo storico della Città sta per essere venduto in un assordante silenzio!
Eppure la lungimirante Amministrazione del 1957 (Sindaco Simoncini che impresse un notevole impulso alla crescita civile, culturale, economica, sociale e urbanistica della città) con notevole sacrificio aveva acquisito l’intera proprietà del Castello di San Vigilio affinché l’intera cittadinanza potesse goderne. Recentemente un pezzo era già stato venduto (e diverrà presto un moderno B&B) e ora un secondo pezzo (proprio quello dove sorgeva l’antica CAPPELLA che diede a lungo il nome alla località) sta per essere venduto…. e non solo, visto che le basi d’asta sono andate deserte, ma verrà SVENDUTO. Eppure parliamo di una zona che recentemente è stata riconosciuta di valore mondiale dall’UNESCO!!
Strano non si sia ancora pensato a vendere i baluardi acquistati nel 1825 dal Podestà Rocco Cedrelli. Certo, già nel 1812, fu svenduto il Forte di San Marco ma allora bisogna finanziare le guerre di Napoleone. Oggi, con un omonimo non altrettanto attento, la nostra città, che è senz’altro più ricca che nel 1825 e nel 1957, svende i propri gioielli (non dimenticheremo certo la perdita della visuale dopo il vergognoso “Muro” di via Autostrada, la “lunetta” di San Giacomo, ecc.) e rovina i restanti (Parco Faunistico, i Vasi, ecc.); i futuri Bergamaschi ringraziano!!

7 Ottobre 1571: la battaglia di Lepanto nella toponomastica

battaglia LepantoIl 7 Ottobre, è l’anniversario della grande battaglia navale di Lepanto nella quale la flotta cristiana (con l’apporto fondamentale degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta) sconfisse la flotta ottomana. Una battaglia violentissima, dove ci furono ben 30.000 morti da parte degli ottomani (che chiamarono “Capo insanguinato” il teatro della battaglia) e 7.500 i cristiani dei quali ben 4.700 veneti guidati da due straordinari eroi, Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo.
Una battaglia determinante per l’intera Europa, per la sua cultura e la sua civiltà. Per celebrare degnamente la vittoria, il grande Andrea Palladio progettò in piazza dei Signori a Vicenza la Loggia del Capitaniato. Dalla rivista “Vicenza città bellissima”: “Negli intercolumni vi sono due statue allegoriche ricordanti la vittoria navale veneziana e sulla base, è scolpita una duplice iscrizione: – Palman genuere carinae – e – Belli secura quiesco -. La prima rappresenta la dea della vittoria mentre la seconda la pace ottenuta. Sul piano superiore altre quattro statue: la prima è la Virtù, secondo il significato classico, la seconda è la Fede, la terza la Pietà e la quarta l’Onore e quindi: la Virtù e l’Onore seguendo la Fede e la Pietà ottengono la Vittoria e la Pace. Venezia ha vinto i turchi unendo questi valori.”
La grandiosità di quella Loggia è uno dei segni inequivocabili di quale importanza veniva attribuita, all’epoca, a quella vittoria tanto che, per disposizione papale, le campane di tutta la Cristianità ogni 7 Ottobre a mezzogiorno, per secoli, suonarono a festa.
Né si può dimenticare l’apporto che anche Bergamo diede alla vittoria in termini di uomini e denari e che in città i festeggiamenti durarono per dieci giorni.
Fu uno degli avvenimenti fondamentali per le sorti dell’intera Europa e allora perché non intitolare una via o una piazza anche dei nostri comuni bergamaschi alla battaglia di Lepanto?

Le Mura… o, meglio, le “Opere di Difesa Veneziane”

Si moltiplicano, fortunatamente, in città le iniziative per spingere i cittadini ad approfondire la conoscenza delle “opere di difesa veneziane” (che non sono solo le Mura… conosciute anche quelle magari solo per avervi passeggiato da fidanzatini)… e sarebbe anche ora che, tra le sessanta domande d’esame per guida turistica relative a tutte le bellezze di Bergamo e provincia, ce ne fossero di riguardanti quel nostro monumento ritenuto ora unico di importanza mondiale (dando per scontato che gli esaminatori siano sufficientemente preparati sull’argomento dato che l’architettura militare non è materia di studio molto comune)!! ..e ricordando anche che la proprietà è del Demanio, avendone la nostra lungimirante amministrazione rifiutata la gratuita cessione.

171008 Mura - bergamoscienza
..e sulle “opere di difesa” si trova anche il nostro caro Giopì..

171008 giopì sulle mura