Attila è alle porte !

Scoprii Bergamo una sera d’estate; Bergamo Alta, intendo dire. E il ricordo è rimasto quello del primo incontro, ripidi acciottolati, angustie vie tra antichi palazzi e splendide piazze; il verde ridondante dalle cinte dei giardini, tenui luci, profumi di indefinibili essenze. Sotto, la sfavillante distesa di Città Bassa.
Bergamo Alta mi parve un sogno irreale, un benevolo sortilegio che mi portava indietro nel tempo. Ritorno ogni volta con questo stato d’animo. Varco la porta veneta di Sant’Agostino, al terzo ordine di mura, discretamente, come chi entra nel passato.
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Eccomi in Piazza Vecchia, al caffè del Tasso. Gli avventori sono giovani e anziani; studenti, artigiani, pittori, forestieri e bergamaschi, vocianti e indifferenti alla suggestiva cornice dell’ambiente. Conversano, discutono, si accalorano. “L’Atalanta ritorna in serie A, evviva l’Atalanta!”. Nell’antico caffè c’è esultanza. Grande squadra, splendida città, gente orgogliosa, questi cenomani di stirpe orobica. Gente nata e cresciuta quassù, nella Bergomum fondata dai celti a 366 metri di altitudine, dove la Val Brembana si incontra con la Valle Seriana.
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Mi ritrovo, attorno alla Piazza Vecchia, al cospetto di monumenti insigni: Palazzo della Ragione, Palazzo Nuovo, evocante palladiane memorie. Dietro si apre la piccola piazza del Duomo con la basilica di Santa Maria Maggiore, con il Battistero e la Cattedrale. E vedo ancora, la Cappella Colleoni, il tempietto di Santa Croce, la casa della Misericordia. Percorro strettissime vie, salgo per lunghe scalinate, scopro pittoresche piazzette, zampillanti fontane, fastose magioni rinascimentali.
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Bergamo Alta è una città diversa. Diversa dalla alienante metropoli ma diversa, anche, dalla città piacentiniana che si stende alle sue pendici. Ritrovi la bottega artigiana, l’artista del ferro battuto che apre la porta sulla strada. Vita tranquilla, senza traumi. L’antica struttura urbana condiziona l’esistenza degli abitanti, ne conserva le usanze e i costumi. Nelle case cinquecentesche o nei massicci palazzotti dell’epoca neoclassica sopravvive un tessuto sociale ormai perdutosi altrove. Bergamo Alta rimane una città a misura d’uomo.
Città felice? Su di essa incombe la minaccia della speculazione edilizia. Attila è nuovamente alle porte deciso ad espugnare le solide mura, a scacciare i vecchi abitanti e ad insediarne dei nuovi; una cultura secolare rischia di andare distrutta. Potrebbe essere il secondo disastroso saccheggio della storia bergamasca.

Guido Nicosia de “IL GIORNO”
Da “50 giornalisti raccontano Bergamo Alta” – 1978<

Attila è alle porte !ultima modifica: 2012-04-16T09:28:00+02:00da amicimura1a
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