Forte San Marco e Fortino San Domenico

forte-san-marco.bergamo-scomparsaLa parte delle mura cinquecentesche tra porta Sant’Alessandro e porta San Lorenzo costituisce quello che viene detto “Forte di San Marco” ed è sicuramente frutto di lavori grandiosi particolarmente attenti a contenere un eventuale assalto dalla parte del colle di San Vigilio.
Il profilo schematico che presentiamo mostra come la porzione che guarda verso il colle si configuri come la più tormentata della cerchia, quasi del tutto priva delle cortine, che altrove dividono un baluardo dall’altro. Tre baluardi – San Gottardo, San Vigilio e Pallavicino – sono posti in immediata successione. La soluzione risolveva il duplice problema dell’adattamento alla conformazione orografica e della necessità di difesa da ipotetici tiri provenienti dalla “cappella”.
La struttura muraria appare possente ed omogenea lungo il fianco del baluardo San Gottardo, più minuta ma sempre ben solida lungo il tracciato della funicolare.
Interessante lungo il baluardo San Vigilio una torretta di guardia, l’unica garitta ancora esistente delle trentadueche un tempo si alternavano ad intervalli regolari lungo tutto il percorso delle mura.
La Porta Sant’Alessandro era difesa da due postazioni di cannoni situate sul lato sud del baluardo San Gottardo. Nel 1565, secondo la relazione del capitano Lorenzo Donato, risulta custodita da una compagnia di “settanta fanti elettissimi”.
Il cosiddetto forte di San Marco costituiva il centro dell’organizzazione difensiva con gli alloggiamenti dei soldati e i depositi del materiale bellico. Di qui si dipartivano due corridoi sotterranei. Il primo conduceva ad una porta “segreta” tuttora esistente, ma sconosciuta ai visitatori, la cosiddetta Porta del Soccorso. Il secondo metteva il forte in comunicazione diretta con il castello di San Vigilio e includeva lungo il percorso due piazze capaci di diversi pezzi di artiglieria fissi e mobili.
La porta permetteva l’uscita di notevoli contingenti di armati anche a cavallo e con macchine da guerra ippotrainate per azioni di disturbo, ma soprattutto per dare aiuto ai soldati della “cappella”. La fortezza sul colle poteva allora ospitare nella piazza d’armi fino a 500 soldati e 10 pezzi di artiglieria. Un pozzo e due cisterne ne assicuravano il rifornimento idrico.
Della fortificazione restano ora le quattro torri cilindriche collegate dalle possenti cortine. La spianata delle adunate militari è oggi un parco pubblico da cui quando l’aria è più limpida lo sguardo spazia fino alle Alpi lontane.
Altra fortificazione esterna alle mura, come si evidenzia nel disegno allegato, era una piattaforma denominata “Fortino San Domenico”, una difesa avanzata a protezione del retrostante baluardo San Giacomo. Per realizzarla fu necessario demolire il convento di Santo Stefano e San Domenico in cui si conservavano le spoglie di Pinamonte da Brembate e la grande pala Martinengo di Lorenzo Lotto. Il convento, prestigiosissimo e ampiamente partecipe della vita cittadina, sarà oggetto di un nostro futuro incontro.
Il “fortino” veniva giudicato scarsamente difendibile fin dal momento della sua realizzazione, ma, scriveva il capitano Giovanni da Lezze nel 1596, se esso fosse stato occupato dal nemico, “si potrebbe far saltare la mina ritrovandosi in detta piazza un vacuo profondo come di cisterna secreta formata de sassi e coperta con un volto di muro che sarebbe la morte di quelli che vi si ritrovassero sopra”.
Tutte le parti sotterranee delle mura venete – corridoi, strade coperte, cannoniere -, sono state esplorate, studiate e rese in parte accessibili dal lavoro prezioso del Gruppo Speleologico bergamasco “Le Nottole” con rilievi riportati in disegni da Luca Dell’Olio). Preziosi anche i contributi dati dagli “Amici delle Mura di Bergamo” per la manutenzione e la valorizzazione di un’opera che appartiene alla nostra città e che è assolutamente unica nel suo genere.

Bergamo scomparsa di Andreina Franco Loiri,  BergamoSera. 28 Nov. 2012

Forte San Marco e Fortino San Domenicoultima modifica: 2012-12-04T12:15:00+00:00da amicimura1a
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