Il “gruppo d’impegno” di Città Alta

Nasce a cavallo tra il ’69 e il 70 come “Gruppo giovanile d’impegno per i problemi di Città Alta”. La molla è quella dello spontaneismo politico sessantottesco, ma sono attivi anche giovani di partito: dal comunista Cuni al democristiano Mandelli, alla socialista Silvana Taccino. Ci sono, in prima linea, gli indipendenti Giovanni Carullo e Nino Gandini. I partiti divengono subito diffidenti: il “Gruppo” non .è controllabile. Nell’estate del 71, Mandelli se ne va, la DC si dissocia; e poco dopo viene ritirato anche il comunista Coni. Il PCI di Bergamo non vuole che il “Gruppo” appaia soltanto come iniziativa “rossa”; e del resto non intende prender di petto la DC, partito dominante in provincia cattolica. Si prevede, inoltre, che i pochi rimasti finiranno per disperdersi.
Ma non è così. Cade il “giovanile”, e resta un “Gruppo d’impegno per i problemi di Città Alta”, con Carullo e Gandini, gli indipendenti che non disarmano, appoggiati ancora da qualche giovane socialista, la Tacchio e Giuliano Mazzoleni. Lo spontaneismo non muore. Alleato alla sezione bergamasca di “Italia Nostra”, il gruppo diventa presto portavoce di Città Alta, di fatto l’unico interlocutore attivo — e polemico, naturalmente — dell’amministrazione comunale. E, per la prima volta, in molti anni di prudenza, i problemi di Città Alta, anche quelli minuti come gli ippocastani in pericolo a Colle Aperto, diventano materia di polemiche e scontri che colpiscono i bergamaschi. Si studia e si fanno campagne di protesta.
Dal “Gruppo d’impegno” parte, in collaborazione con “Italia Nostra”, un’indagine sulle abitazioni dei ceti popolari, mentre Città Alta va verso la trasformazione terziaria, l’insediamento di lusso, l’invecchiamento della popolazione. Escono dal ciclostile 600 schede (quattro pagine fitte di domande), e la gente risponde, partecipa. A maggio del 72, per citare un caso, quelli del gruppo scendono in campo, con una manifestazione nel Palazzo della Ragione, per denunciare la lenta fine del Teatro Sociale, da anni in stato di abbandono.
Poi le altre battaglie: per il piano particolareggiato, contro il traffico nel cuore del centro storico, contro l’allargamento dell’Università in Città Alta, per i piani di zona della 167, per il piano commerciale. Nel febbraio del 75, nasce il comitato di quartiere. Non a caso i primi due eletti sono Carullo e Gandini, con grande distacco gli altri. Lo presiede, per un accordo di segreterie tra DC e PCI, Vittorio Ambrosini, democristiano, che però partecipa attivamente, con impegno. Il gruppo non scompare. Cerca di anticipare e pungolare il comitato di quartiere, ha più esperienze, difende l’isola pedonale nata dopo il referendum indetto dal Comune. Presenta anche un “contropiano”, che l’architetto Angelini dovrà tenere in conto per la stesura del piano parti amareggiato di Città Alta. Alle elezioni amministrative del 15 giugno 1975, due del “Gruppo d’impegno” — Silvana Tacchio e Carullo, come indipendente — vengono eletti consiglieri comunali del PSI. Per la DC entra in consiglio Ambrosini, presidente del comitato di quartiere. Tutti e tre vengono dall’esperienza di Città Alta, e sono i meno disposti ad accettare linee di partito decise dalle segreterie. Intanto, il comitato di quartiere, con le sue rigide presenze politiche, la “ragion di partito” che prevale, spegne le energie spontanee: a Bergamo, in tutta la città, accade così. I partiti maggiori riacquistano quel controllo che avevano lasciato in mano ai comitati fatti da volontari, da “irrequieti”. Anche il “Gruppo d’impegno” viene schiacciato, e praticamente smobilita.
Carullo e gli altri ne parlano ora come di una stagione fortunata. Continuano la loro campagna “nelle sedi istituzionali”, ma riconoscono che gli strumenti dell’amministrazione comunale sono troppo ridotti per impedire lo stravolgimento già molto avanzato di Città Alta. Più realisti, dunque. Ma questa breve cronistoria del “Gruppo d’impegno” (che merita certo di più) dimostra che lo spontaneismo, il volontariato politico anche al di fuori dei partiti, sono davvero “partecipazione”. E che i partiti democratici, compresi quelli di sinistra, sbagliano se pretendono di riassorbire tutto, di controllare passo per passo i movimenti di opinione e di cultura, che escono dai loro schemi. A Bergamo, senza il “Gruppo d’impegno”, di Città Alta si sarebbe parlato molto meno e molto peggio.

di Achille Lega de “IL GIORNO”
Da “50 giornalisti raccontano Bergamo Alta” – 1978

Il “gruppo d’impegno” di Città Altaultima modifica: 2012-04-11T10:05:00+02:00da amicimura1a
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