che brutto affare…

…ma se vendere il Palazzo Suardi per far cassa era stato ritenuto quasi un crimine, vendere un pezzo di Castello di San Vigilio, ora facente parte del bene Unesco, non è forse una pazzia? Gran brutto affare quando gli Amministratori non sono edotti e sufficientemente appassionati alla Storia della Città che amministrano!! Van bene i contributi alle parrocchie, le piste ciclabili, 5 milioni per il verde, l’wi-fi, ecc. ma dobbiamo proprio sacrificare per questo la nostra Storia?? Chissà i futuri bergamaschi a quale personaggio rivolgeranno “riconoscenti” pensieri per questo bel “regalo”!
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Il Castello e la bastia - Mazzi - 1913
La fortificazione dovette essere oggetto di cure particolarmente vigili fin dall’età precedente all’occupazione romana. In età altomedievale fu nota con il nome di “castellum”, ma anche con quello di “capella” data la presenza di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena. Successivamente questo secondo termine prevalse nella documentazione e l’edificio divenne elemento iconografico dominante nella rappresentazione della città. Chiaramente visibile nel disegno già citato e conservato presso la Biblioteca di Mantova…. leggi l’intero articolo a cura di Andreina Franco Loiri per BergamoSera

Proprietà delle Mura? no! …..e allora il Castello di San Vigilio? no!

171118 San Vigilio - patrimonio cultaraleForse qualcuno ricorderà a Settembre le “Giornate Europee del Patrimonio” e la sollecitazione della Amministrazione comunale rivolta ai cittadini di segnalare i “tesori nascosti”… ma forse le Mura e il Castello di S.Vigilio non sono abbastanza nascosti o non abbastanza “tesori”… o forse la “nostra cultura” non è così sentita in alto loco come dichiarato a parole. “Costano troppo…” ma nel 1825 (quando il Comune comprò 8 baluardi) o nel 1826 (quando fu fatto riparare dal Comune il baluardo di S.Giovanni che era crollato) o nel 1957 (quando il Comune comprò l’intera area del Castello) erano più ricchi? Forse gli amministratori avevano una visione diversa del futuro. Siamo sicuri che lasciarlo al Demanio (che nell’ultimo mezzo secolo non si è mai interessato a Bergamo) o affidarlo a privati sia il metodo migliore per trasmettere ai posteri il nostro patrimonio pubblico??
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Il Castello di Bergamo sul Colle di S.Vigilio

180101 San Vigilio - corseraSi apprende da un recente articolo sulla stampa cittadina che ci sono voluti tre anni per avere l’approvazione alla vendita della casa del custode del Castello di Bergamo. A questo punto dovrebbe scattare l’applauso per l’Assessore al Patrimonio per essere riuscito a far togliere alla Soprintendenza i vincoli su un monumento storico!! E’ vero, quell’edificio in vendita non è del XVII° secolo ma fu costruito nell’800 su un’area dove sorgeva l’antica Cappella dedicata a Santa Maria Maddalena e una polveriera della guarnigione veneta (Deleidi -1815)
Polveriera Castello S.Vigilio - Deleidi 1820 …e, semmai, bisognerebbe, ora che siamo Unesco, avere il coraggio di abbatterlo per ripristinare la fortezza originale.


Francamente è chieder troppo a chi si preoccupa di far cassa vendendo, anche se ora la stretta economica non è più così stringente come negli anni scorsi, mentre, nonostante la frequentazione turistica, lascia un monumento nello stato in cui si trova (foto sotto). E i complimenti arriveranno anche da coloro che nel 1960 fecero sacrifici per restaurare un bene pubblico cittadino (foto sopra).

Per chi volesse approfondire la conoscenza storica del nostro Castello, si consiglia l’ottimo articolo a cura di G.Gelmini che si trova in rete a questo link e le ricerche sul campo effettuate dalle Nottole.

Libro bianco… o pagine bianche?

171115 eco 3 - unescoL’articolo, del forse unico, cronista rimasto fino alla fine dell’happening Unesco riporta correttamente che l’Organismo Internazionale richiede urgentementeuno studio sulla capacità di carico turistico e una programmazione di iniziative mirate a far convivere visitatori e residenti nel modo migliore“, ma questo sarà solo “uno dei passaggi fondamentali verso l’attuazione del piano di gestione del sito“. Ma poi, mentre 5 dei 6 sindaci illustravano ampiamente e con euforia i propri piani già pronti (Peschiera del Garda ha messo a bilancio 10 milioni di euro per restaurare le sue mura, Palmanova può già fare affidamento su una decina di milioni per la valorizzazione della città, Croazia e Montenegro, con piani pronti e illustrati da slide, puntano a interventi di riqualificazione… ecc), il rappresentante di Bergamo, in questo caso l’Assessore alla Cultura e Turismo, illustrava delle belle pagine bianche parlando delle funzioni dell’Unesco, di completamento del recupero delle cannoniere, degli spazi sopra Porta Sant’Alessandro e del restauro del Castello di San Vigilio (!).
E ancora, ben lontani dalla meta, non è dato di sapere chi sarà l’incaricato che stilerà il “Local Management Plan” che ci permetterà di restare nel gruppo Unesco.
Sarà l’Assessore ai LL.PP., che gestisce il P.O.P. (dove sono previsti – dopo proteste – 300.000 € contro i 10 milioni di Peschiera), o l’Assessore al Verde, che gestisce i volontari, o l’Assessore alla Cultura e Turismo, essendo un interesse culturale e turistico, o l’Assessore al Patrimonio, che vorrebbe venderle, o l’Assessore all’Urbanistica, o il Delegato per Città Alta e Unesco, o Commissioni Urbanistiche o del Paesaggio, o il Sindaco che gestisce i rapporti con Demanio e Soprintendenza, o il Segretariato per l’Unesco, che dovrà farlo convergere con i “plan” delle altre città, o Terre di S.Marco, che dispone di altri fondi, o tutti insieme che chissà mai quando si troveranno… ecc. o, come ripreso nell’articolo, con l’implicita ammissione che a Bergamo non esistono le competenze, al S.I.T.I. di Torino? Sarà una sorpresa, ma intanto le pagine del “plan” restano bianche!

San Vigilio svendesi….

171008 vendesi S_Vigilio bScongiurata la funesta proposta di vendere Palazzo Suardi che aveva causato una levata di scudi di Associazioni e Partiti, un altro pezzo storico della Città sta per essere venduto in un assordante silenzio!
Eppure la lungimirante Amministrazione del 1957 (Sindaco Simoncini che impresse un notevole impulso alla crescita civile, culturale, economica, sociale e urbanistica della città) con notevole sacrificio aveva acquisito l’intera proprietà del Castello di San Vigilio affinché l’intera cittadinanza potesse goderne. Recentemente un pezzo era già stato venduto (e diverrà presto un moderno B&B) e ora un secondo pezzo (proprio quello dove sorgeva l’antica CAPPELLA che diede a lungo il nome alla località) sta per essere venduto…. e non solo, visto che le basi d’asta sono andate deserte, ma verrà SVENDUTO. Eppure parliamo di una zona che recentemente è stata riconosciuta di valore mondiale dall’UNESCO!!
Strano non si sia ancora pensato a vendere i baluardi acquistati nel 1825 dal Podestà Rocco Cedrelli. Certo, già nel 1812, fu svenduto il Forte di San Marco ma allora bisogna finanziare le guerre di Napoleone. Oggi, con un omonimo non altrettanto attento, la nostra città, che è senz’altro più ricca che nel 1825 e nel 1957, svende i propri gioielli (non dimenticheremo certo la perdita della visuale dopo il vergognoso “Muro” di via Autostrada, la “lunetta” di San Giacomo, ecc.) e rovina i restanti (Parco Faunistico, i Vasi, ecc.); i futuri Bergamaschi ringraziano!!

Troppe “distrazioni” sui luoghi storici

E’ INDISPENSABILE UN’AUTHORITY per monumenti e luoghi storici di Bergamo. La Soprintendenza che troppo spesso interviene solo dopo polemiche sui giornali e poi con no.. ma.. forse.. Il caso del Castello di San Vigilio che sta per diventare il Castello della Vergogna !

Il colle di San Vigilio

san-vigilio,Fin dalle epoche più remote, la cinta fortificata cittadina escluse il colle di San Vigilio. Includerlo avrebbe comportato la costruzione di una cerchia amplissima ragionevolmente irrealizzabile. La parte delle mura ad esso sottostante, nella zona che è sede attuale del Seminario, per ragioni di carattere orografico risultava particolarmente vulnerabile. Aprirvi una breccia era più facile che altrove. Il colle aveva quindi assoluta rilevanza come postazione di avvistamento data la sua altitudine (m.495) e l’ampiezza della visuale, ma anche importanza strategica, perché la sua conquista apriva al nemico l’accesso alla città. Documentata attraverso questa via, come abbiamo già visto, la distruzione di Bergamo nel IX secolo.
La fortificazione dovette essere oggetto di cure particolarmente vigili fin dall’età precedente all’occupazione romana. In età altomedioevale fu nota con il nome di “castellum”, ma anche con quello di “capella” data la presenza di una chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena. Successivamente questo secondo termine prevalse nella documentazione e l’edificio divenne elemento iconografico dominante nella rappresentazione della città. Chiaramente visibile nel disegno già citato e conservato presso la Biblioteca di Mantova. Continua a leggere