Documenti inediti sulle Mura di Bergamo

Archivio Storico Bergamasco – RIVISTA N. 4 Maggio 1983

L’aver accidentalmente incrociato, nel mercato antiquario, il percorso di sei antichi documenti verso una ulteriore (e ignota) collezione privata e l’opportunità, tanto cortesemente quanto inusitatamente concessami, di fotografarli perché potessero essere riprodotti e studiati, costituiscono una parte delle cause che motivano queste righe. La vicenda che ho appena raccontato sarebbe, ovviamente, priva di qualsiasi interesse se i documenti non fossero di notevole importanza; di tale importanza, anzi, da giustificarne la pubblicazione pur nell’imprecisione di alcuni rilevamenti materiali, dipendente dalla casualità del rinvenimento e dal troppo breve tempo disponibile (in pratica, mi è stato solo possibile eseguire le fotografie e osservare in controluce le filigrane della carta).
I sei documenti, quasi tutti del sec. XVI e completamente inediti, riguardano la costruzione della cinta bastionata di Bergamo e, con cinque disegni e una relazione scritta, si pongono in un arco di tempo che va dal 1571 alla prima metà del secolo successivo. Detto questo, e prima ancora di entrare nel merito di ciascun documento, appare evidente la rilevantissima importanza che lo studio di questi fogli può avere sia nei confronti della storia urbana di Bergamo sia, più in generale, per gli studi sull’architettura militare del sec. XVI. Continua a leggere

1588-1988 Le Mura di Bergamo

libro 16 - Le Mura - Ateneo.jpgPer prima cosa vien spontaneo chiedersi: quanto si sa sul nostro anello bastionato? Domanda che significa come e cosa si è scritto sulle nostre Mura.
E indubbio che nell’ambito degli studi assolve ancora il compito di pietra miliare il volume Le Mura di Bergamo edito dalla Azienda Autonoma di Turismo nel 1977. Una raccolta di studi che seppur con intrinseci limiti derivanti da un approccio che non poteva eludere del tutto la funzione divulgativo-turistica propria della committenza, rappresentò una novità assoluta nell’ambito degli studi sul tema, soprattutto per il taglio dato alle analisi: non solo la vicenda storica della costruzione delle mura di Bergamo, ma i nessi e i confronti comparativi con il più vasto panorama del fortificare nel secolo XVI.
Se consideriamo alcune delle principali pubblicazioni sulla città e la sua storia scritte successivamente a quel libro, e mi basti citare lo studio di Alberto Fumagalli, Bergamo. Orìgini e vicende stanche del centro antico edito da Rusco ni nel 1981, o il libro di Walter Barbero, Bergamo edito da Electa nel 1985, oppure il volume su Bergamo della collana Le città netta storia d’Italia della Scalvini e Piero Calza, pubblicato da Laterza l’anno scorso; ebbene basta verificare lo spazio assegnato dagli autori al tema che qui ci interessa per accorgersi che c’è un abisso (per quanto riguarda le mura) fra queste storie di Bergamo e quanto scritto sullo stesso argomento prima del libro dell’Azienda. Eppure ci riferiamo a pubblicazioni curate dai nostri più importanti storici: dal Fornoni al Belotti a Luigi Angelini. Continua a leggere

«Le porte di Città Alta splendide e fragili»

Da corpi di difesa a luoghi da difendere. Il Tir «incastrato» ripropone il nodo dei passaggi antichi. L’architetto Labaa: «Dobbiamo usare questi luoghi con limiti sostenibili. La storia non si sfrutta, va salvaguardata».

200 porta S Agostino.JPGDa corpi di difesa, a porte da difendere. Resistente al passaggio della storia e dei cannoni di Napoleone nel 1797, Porta Sant’Agostino rischia di sgretolarsi ai tempi della motorizzazione, armata di Tir e betoniere. «Le porte d’accesso delle Mura venete oggi sono un ostacolo urbanistico. Negli anni Sessanta l’architetto Sandro Angelini rappresentò Porta Sant’Agostino ostruita da un imbuto. In quello scherzoso disegno si ritraeva la verità: chi entra ed esce da quel varco si addentra in un imbuto», racconta Gian Maria Labaa, urbanista e architetto, interpellato a seguito dell’episodio dell’autotreno rimasto bloccato, l’altro ieri, nel varco storico. Analizzato il problema, la risposta è disarmante: «Le strutture fortificate e antiche vengono usate e tartassate, in maniera indecente. Ora parliamo di Porta Sant’Agostino, dove il fornice di ingresso è abbastanza ampio, ma nelle porte medievali di Città Alta, come quella del Pantano inferiore in Cittadella, almeno una volta a settimana si incastra qualche mezzo. Oggi c’è un rapporto di fuori scala tra i veicoli usati in passaggi storici, per non parlare di strade e vicoli».
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Assurdo cantiere a ridosso delle MURA

cantiere mura.jpgBei tempi quelli in cui via Tre Armi era la strada degli orti. Uno spettacolo  di  cavolfiori,  scarola  e zucchine, proprio a ridosso delle Mura venete, che faceva tanto Toscana. E che lo spettacolo fosse finito lo si sapeva da un pezzo: i contadini in città sono ormai una specie in via d’estinzione e sull’arteria che porta in via Sant’Alessandro alta si affacciano solo ville e giardini; negli ultimi tempi però alcuni cantieri privati hanno stravolto anche il verde rimasto: tutto sottosopra, anche se sulla carta solo temporaneamente.
Federconsumatori ha puntato il dito sui lavori che si incontrano nelle immediate vicinanze di Porta San Giacomo e che, ironia della sorte, parlano proprio di valorizzazione e recupero degli orti. «In via Tre Armi, sotto gli spalti delle Mura venete fa brutta mostra di sé un cantiere, aperto nel marzo 2010 e da mesi deserto. Ciò che non si sa è perché questo possa accadere  impunemente e se l’amministrazione  comunale, che rilascia le licenze a costruire, ha strumenti utili per evitare il verificarsi di situazioni del genere». Molto interessante… Continua a leggere

Anche la Soprintendenza … finalmente… meno male..

Skyline 3 old stampe.jpgLa Soprintendenza ai Beni Culturali e Paesaggistici di Milano è intervenuta nei giorni scorsi sul caso della contestata edificazione di via Autostrada. Lo ha fatto con un comunicato di cui si riporta la parte più significativa:

“A seguito dell’acceso dibattito apertosi in città in merito ad alcuni discussi interventi edili attualmente in fase di costruzione o di prossima realizzazione, la cui altezza dei volumi interferisce o potrebbe interferire direttamente sulla percezione visiva degli importanti coni prospettici verso Città Alta, si chiede l’avvio di un lavoro congiunto tra le parti interessate per valutare l’opportunità di definire eventuali nuovi ambiti urbani d’interesse paesaggistico, ai sensi delle norme vigenti”.

In sostanza, secondo la Soprintendenza, nel Piano di Governo del territorio non sono stati individuati a sufficienza i cannocchiali idonei ad assicurare la salvaguardia della visuale di Città Alta. Quindi consiglia di monitorare ancora il territorio cittadino per individuare nuovi siti, non valutati in passato, degni di tutela.

Un documento molto interessante : P.R.G.

P.R.G. – I progetti che hanno pensato Bergamo
In che modo i Piani urbanistici possono rendersi credibili, se degli abitanti delle aree urbane non si considerano i comportamenti nel tempo e nello spazio… (da P.R.G. 1991-1999).

Si può trovare negli archivi di documenti del Comune il documento qui sotto allegato. Lo sviluppo dei Piani Regolatori della città : iniziando dal 1951-1956 (Muzio –Miorini) in cui si riconosceva già la ferrovia come “barriera” ma prevedeva per il 1981 ben 180.000 (!!!!!) abitanti, alla revisione del 1961-1964, alla revisione del 1965 in cui (con un brivido) leggiamo scartata l’ipotesi d’interramento della ferrovia (oggi, con lungimiranza di investimenti, sarebbe realtà e la città bassa sarebbe completamente diversa), la previsione di 150.000 (!!!) abitanti, una pazzesca strada per Porta S.Giacomo e un assurdo parcheggio sotto il Seminario – fino a quello del 1991-1999 (Secchi – Gandolfi) in cui finalmente si parla di edificabiltà in funzione del paesaggio, di illuminazione come supporto dell’architettura, di orientamento e altezza massima degli edifici, di parchi, di 117.000 abitanti ma anche di tangenziale est, di sede universitaria nel vecchio ospedale, ecc… Vedi PRG di Bergamo

Lo Skyline di Bergamo e i “beni paesaggistici” dello Stato

MURO.jpgLo skyline di Bergamo, unico in Italia e forse nel mondo è INDUBBIAMENTE un “bene paesaggistico” di grandissimo valore che va ben aldilà sia delle diatribe di quartiere che di romantici ricordi. Appare non a caso nei loghi di enti e assocazioni legate al nostro territorio, dall’Università alle Guide Turistiche ecc. proprio come identificativo unico e inconfondibile ed è ripreso da centinaia di stampe antiche e altrettante foto artistiche. Continua a leggere