Le Mura… o, meglio, le “opere di difesa veneziane”

Si moltiplicano, fortunatamente, in città le iniziative per spingere i cittadini ad approfondire la conoscenza delle “opere di difesa veneziane” (che non sono solo le Mura… conosciute anche quelle magari solo per avervi passeggiato da fidanzatini)… e sarebbe anche ora che, tra le sessanta domande d’esame per guida turistica relative a tutte le bellezze di Bergamo e provincia, ce ne fossero di riguardanti quel nostro monumento ritenuto ora unico di importanza mondiale (dando per scontato che gli esaminatori siano sufficientemente preparati sull’argomento dato che l’architettura militare non è materia di studio molto comune)!! ..e ricordando anche che la proprietà è del Demanio, avendone la nostra lungimirante amministrazione rifiutata la gratuita cessione.

171008 Mura - bergamoscienza
..e sulle “opere di difesa” si trova anche il nostro caro Giopì..

171008 giopì sulle mura

Gli “Amici” segnalano….

Era il 20 settembre 1887 (esattamente 130 anni fa) quando venne inaugurata la prima “Funicolare” di Bergamo. Il promotore, l’ideatore nonché costruttore dell’avveniristico collegamento era stato l’Ing. Ferretti, resosi negli anni esperto di questi tipi di collegamento in tutta Italia; gli 85 metri di dislivello (stazione inferiore a 271 e superiore a 356 metri s.l.m.), con una pendenza massima del 52%, venivano resi superabili in tre minuti senza difficoltà e la città di Bergamo, divenuta ormai Città Alta, si riuniva alla parte bassa, prima borghi ma ora Città dopo che il Comune vi si era trasferito nel 1873. In una mostra, l’omaggio a quel pioniere dei trasporti su rotaia.

Un antico progetto delle Mura di Bergamo

Questa antica mappa, conservata nell’Archivio di Stato di Torino, è certamente uno dei tanti progetti che vennero studiati mentre erano già in corso i lavori di costruzione delle mura veneziane e, essendone sconosciuta la data di realizzazione, si suppone che risalga agli anni 1568-1570.
1566-8 pianta progetto - Mura - AS Torino bL’opera conclusa risultò differente ma in questa piantina risulta particolarmente chiara l’idea di costruzione che si andava delineando sulla sezione di nord-est della cinta murata: sfruttare le prominenze del colle per posizionare i “baluardi” e collegarli con delle “cortine“. In effetti la “tenaglia” di Sant’Agostino“, una volta terminata fu collegata al Baluardo della Fara (ultimo ad essere costruito), tramite la “cortina della Fara“; quest’ultima, destinata a tagliare di netto il profondo vallone di S.Agostino (o della Fara – generando nel lato interno il cosiddetto “foppone“). Oltre ai costi e alla difficoltà di costruzione, questa costituì il punto più fragile dell’impianto e, per l’instabilità del terreno, fu più volte soggetta a cedimenti e crolli che coinvolsero il fianco del Baluardo del Pallone.  Più semplice risultò la costruzione della successiva “cortina di S.Lorenzo” destinata a scavalcare la parte terminale della “valletta degli Avogadri“, antichi proprietari del maniero costruito sulla punta del piccolo promontorio che la divide dalla Valle Verde. Quest’ultima infine fu tagliata quasi a metà dalla “cortina di porta S.Lorenzo“, generando, nella sua parte alta il vallone sotto Colle Aperto.
particolare mappa 1590 particolare mappa 1816
Da notare, in altre antiche mappe, che la strada risalente la Valverde proseguiva diritta oltre Porta S.Lorenzo congiungendola con Porta S.Alessandro e la base militare del Forte S.Marco; la strada era battuta, oltre che dai soldati addetti alla difesa della porta, dagli abitanti della Val Tezze per giungere in città, essendo presumibilmente la via costeggiante le Mura “zona militare” come tutta la cinta e quindi riservata alle milizie. 

Il Fortino di San Domenico

Il “Fortino San Domenico” è un’opera di difesa avanzata a protezione del retrostante baluardo San Giacomo terminata nel 1585 (come da lapide sul lato nord). Per realizzarla fu necessario demolire il convento di Santo Stefano e San Domenico in cui si conservavano le spoglie di Pinamonte da Brembate e la grande pala Martinengo di Lorenzo Lotto (ora in San Bartolomeo); un convento, prestigiosissimo e ampiamente partecipe della vita cittadina. Il “fortino” veniva giudicato scarsamente difendibile fin dal momento della sua realizzazione, ma, scriveva il capitano Giovanni da Lezze nel 1596, se esso fosse stato occupato dal nemico, “si potrebbe far saltare la mina ritrovandosi in detta piazza un vacuo profondo come di cisterna secreta formata de sassi e coperta con un volto di muro che sarebbe la morte di quelli che vi si ritrovassero sopra”.
Oggi, alla luce del suo riconoscimento Unesco come facente parte delle “opere di difesa veneziane”, si potrebbe definire la sua situazione “scandalosa”…
E’ ovviamente più volte citato nella presentazione del “bene” depositata all’Unesco e ben identificato nella mappa dell’area locale riguardante “The Venetian Works of Defence” ma, come si può leggere anche nei precedenti altri articoli correlati (Il Fortino di San Domenico e Forte San Marco e forte San Domenico) non solo è ora diventato irriconoscibile (le possenti mura si possono vedere solo percorrendo il vicolo San Carlo) ma si trova tuttora catalogato nelle “Schede dell’Inventario dei Beni Culturali, Ambientali e Archeologici” di Bergamo, col numero 131, solo come “Giardino in via Sant’Alessandro, 71” !!!

Opportuno rinfrescare le nostre Memorie

Appaiono di tanto in tanto sui giornali degli opportuni articoli che ripercorrono la Storia del nostro più grande monumento, talvolta contenenti delle imprecisioni quando non errori veri e propri. Perché allora, stante la particolarità del momento vissuto dalle Mura, non pensare a una ristampa di quel volume, ormai introvabile, che resta l’opera “principe” dell’argomento?
170712 - mura che sciagura -corsera 02 -Le Mura di Bergamo
Da non dimenticare che resta ancora scaricabile da questo stesso sito, l’altro importantissimo riferimento storico che è il Giovanni da Lezze“.

Personalità bergamasche : Piero Brolis

piero_brolis bLo scultore Piero Brolis (Bergamo, 10/10/1920 –14/06/1978) nacque nel quartiere di Borgo Palazzo ultimogenito di Cesare e di Giuseppina Longhi. Frequentò dapprima la Scuola d’arte Andrea Fantoni e poi l’Accademia Carrara dove ottenne premi, attestazioni e la licenza nel 1939. Nel luglio 1942, durante una breve licenza-premio (nel 1941 era stato chiamato alle armi nell’Aeronautica sul fronte Mediterraneo dove ottenne la croce al valor militare) conseguì il diploma di maturità artistica a Milano presso il liceo artistico di Brera.
Tornato al fronte, nel maggio del 1943 fu fatto prigioniero in Africa dagli anglo-statunitensi e trasferito negli Stati Uniti. Nei campi di prigionia gli fu tuttavia consentito di svolgere attività artistiche di vario tipo destando l’interesse della stampa locale.
Rimpatriato nel gennaio del 1946 insegnò il disegno nelle scuole statali fino al 1971, dedicandosi contemporaneamente alla scultura, alla grafica, alla pittura e alla medaglistica, prendendo parte a concorsi locali e nazionali, a mostre collettive locali, nazionali ed internazionali, e ottenendo premi e riconoscimenti.
Dal 1949 al 1958 collaborò con lo scultore Arrigo Minerbi con il quale realizzò numerose opere.
Dal 1957 al 1963 si dedicò prevalentemente alla realizzazione di opere pubbliche a Bergamo, tra le quali la Pietà in marmo per il Tempio Votivo (1953), il Portale bronzeo per la Chiesa di San Marco (1959), e, su disegno architettonico dell’Ing. Luigi Angelini, i Leoni Alati sulle porte di San Giacomo e di Sant’Agostino (1958) oltre diversi Monumenti ai Caduti nella Bergamasca.
Nel 1960, gli fu conferita dal Presidente della Repubblica la medaglia di bronzo riservata ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte. Continua a leggere

i Leoni Alati di Bergamo

Il Leone di San Marco o Leone Alato è la rappresentazione simbolica dell’evangelista san Marco e divenne simbolo di Venezia dopo che il corpo del santo fu trafugato ad Alessandria d’Egitto da due mercanti veneziani e portato a Venezia il 31 gennaio dell’829.
Nell’iconografia cristiana il leone simboleggia la forza della parola dell’Evangelista e le ali l’elevazione spirituale. Nel libro aperto che comunemente appare sotto la zampa anteriore destra si legge la scritta: “Pax Tibi Marce Evangelista Meus” e si riferisce al sogno che una notte avrebbe avuto San Marco di passaggio nella Laguna di Venezia, durante il quale un Angelo, sotto forma di leone alato, si sarebbe rivolto all’Evangelista dicendo “Pace a te, Marco, mio evangelista, qui riposerà il tuo corpo”.
Il Leone di San Marco, simbolo della città di Venezia e della sua millenaria Repubblica Serenissima, compare in tutte le città che hanno fatto parte del suo territorio (solitamente nelle piazze principali e nei palazzi storici) e lo si trova in bandiere, gonfaloni, stemmi, statue e monete.
Compare anche nella bandiera navale sia mercantile che militare della Repubblica Italiana.
Anche a Bergamo, come in tutte le città in cui la Serenissima costruì mura di difesa, il simbolo fu posto sui frontoni delle porte di accesso alla città.
Gli originali andarono però perduti nelle successive occupazioni (francese, austriaca e sabauda che nei timpani dedicati posero i propri simboli).

Oggi li possiamo di nuovo ammirare nei siti originali grazie all’Amministrazione bergamasca del 1958 che pensò con lungimiranza al restauro delle porte. Su disegno e direzione lavori del grande Luigi Angelini, il nostro eccellente scultore Piero Brolis realizzò e donò alla città quelli di Porta S.Agostino e Porta S.Giacomo mentre quella di Porta S.Alessandro fu un dono della città di Venezia in memoria dei 350 anni di collaborazione e fedeltà.
leone_alato_porta_sant_agostino leone_alato_porta_san_giacomo leone alato porta sant_alessandro
1935 porta s-Lorenzo b Solo Porta S. Lorenzo non si fregia di alcuna scultura. Anni or sono era visibile sopra l’arco d’ingresso un leone dipinto e molto scolorito; poi il tempo e le intemperie hanno finito col cancellarlo.
Oggi un Leone Alato è anche la guida alla presentazione per l’Unesco delle nostre Mura nel cartone animato realizzato da Bruno Bozzetto.

I sette colli di Bergamo

Un articolo comparso tempo fa su BergamoPost sui “sette colli di Bergamo”, ci porta a ripercorrere per sommi capi l’evoluzione della nostra città.
sette colli di Bergamo 1a sette colli di Bergamo 1b sette colli di Bergamo 1c
Dall’orografia tracciata da Elia Fornoni nel 1883…
sette colli di Bergamo
passando per il possibile insediamento celtico esposto da A. Fumagalli e dallo studio di L,Angelini sulla Bergamo romana, da cui si evincerebbe l'”occupazione” di soli 4 colli (Eufemia, Gromo, Rosate, S.Salvatore)…
1 BG insediamenti celtici c - Fumagalli 2 BG romana -SAngelini ab
la Bergamo medievale, espressa nel disegno di S.Angelini, comprende anche i colli di S.Giovanni e S.Michele, arrivando a sei. Con le Mura veneziane, inclusive di Colle Aperto, come nella mappa “moderna” del Mazzoleni del 1825, si arriverà a sette colli… come Roma.
3 Bg medievale - S_Angelini 4 BG 1825 incisione Mappa Mazzoleni

Legnano 29 Maggio 1176

29-05 festa-lombardiaArt. 1 Legge Regionale 26/11/2013 -n°15:
“La Regione Lombardia al fine di favorire la conoscenza della propria storia ricordandone i valori di cultura, di costume, di civismo, nel loro radicamento e nella loro prospettiva, istituisce il 29 maggio la ‘Festa regionale lombarda’ in ricorrenza della battaglia di Legnano del 29 maggio 1176, nella quale la Lega Lombarda sconfisse l’esercito del Sacro Romano Impero”.
29-05 battaglia-di-legnanoLa battaglia di Legnano fu combattuta tra l’esercito imperiale di Federico Barbarossa e le truppe della Lega Lombarda tra le località di Legnano e Borsano, nell’Alto-milanese; sebbene la presenza del nemico nei dintorni fosse già nota ad entrambi gli schieramenti, questi si incontrarono improvvisamente senza il tempo di pianificare alcuna strategia.
Questo scontro fu l’elemento cruciale della lunga guerra intrapresa dal Sacro Romano Impero, con base in Germania, per tentare di affermare il suo potere sui comuni dell’Italia Settentrionale, che si erano alleati in un’unione militare, la Lega Lombarda, guidata simbolicamente da papa Alessandro III.
La battaglia pose fine alla quinta e ultima discesa in Italia dell’imperatore Federico Barbarossa, il quale, dopo la sconfitta, dovette risolvere la questione italiana con l’approccio diplomatico che sfociò qualche anno più tardi nella pace di Costanza (25 giugno 1183), con la quale l’Imperatore dovette riconoscere l’autonomia della Lega Lombarda, riconoscendo concessioni amministrative, politiche e giudiziarie ai comuni e ponendo fine al suo tentativo di egemonizzare l’Italia Settentrionale; Lega Lombarda, Alberto da Giussano e “Carroccio” entrarono nella Storia d’Italia.
Alla storica battaglia fa riferimento anche l’inno di Mameli che recita nella terza strofa: « […] Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano […]» in ricordo della vittoria delle popolazioni italiane su quelle straniere e per questo storico scontro, Legnano è l’unica città, oltre a Roma, ad essere citata nell’inno nazionale.
A Legnano, per commemorare la battaglia, si svolge annualmente, nell’ultima domenica di maggio, dal 1935 la “Sagra del Carroccio” (chiamato dal 2005 “Palio di Legnano”); dal 1954 l’evento è annoverato tra le manifestazione storiche italiane.

gli “Amici” segnalano

Un ciclo di visite guidate in Città Alta alla riscoperta della nostra Storia divisa per periodi, e un libro imperdibile per imparare a “vedere” sui muri della città e a riconoscere le tracce lasciate dai nostri antenati alla nostra memoria. Interessantissimi e “unici” i riferimenti alle schede del “vecchio Inventario dei Beni Culturali di Bergamo” ormai quasi caduto nel dimenticatoio nonostante le sollecitazioni di cittadini e della nostra Associazione, ben più ampio e completo (ben 3125 voci) del nuovo Inventario dei beni culturali, ambientali e archeologici (287 voci).

BergamoRinascimentale20170513 libro Bg scolpita