Le Miniere di Astino

Fortunatamente, grazie all’impegno di molti, la nostra città ha potuto assistere al recupero di uno dei tanti suoi gioielli, ossia l’antico Monastero Vallombrosano di Astino che per molti anni era stato abbandonato e condannato alla rovina.
Astino - le miniere - BgpostMa un recente articolo di BergamoPost (che si può leggere interamente cliccando sul precedente link) ha riacceso le luci anche su di un’altra particolarità presente nella Valle di Astino ma la cui esistenza è sconosciuta ai più: La Miniera di Marna.
Negli Anni Novanta, su segnalazione di abitanti della zona, alcuni speleologi ne ritrovarono l’ingresso e iniziarono un’attività di esplorazione e censimento cartografico. L’area al tempo era aperta e quindi liberamente esplorabile. Una risorsa interessante per i bergamaschi dal punto di vista della conoscenza della storia del territorio. Le cave di marna di Astino sono un percorso unico nel suo genere: oltre mille metri di gallerie nella collina, con angoli degni di nota...”. L’articolo rileva però che oggigiorno la possibilità di una visita guidata è preclusa a causa di un “canone” che la MIA, proprietaria della zona, richiederebbe ai Volontari disposti ad effettuarla. Per chi volesse approfondire l’argomento, sono disponibili due brevi dispense che si possono scaricare cliccando sulle seguenti immagini, mentre si auspica che M.I.A. possa rivedere la richiesta fatta ai Volontari che, per loro natura, non dispongono di finanziamenti, rendendo fruibile ai cittadini un altro pezzo della loro Storia.
Astino - le miniere - L_Dall'Olio1 Astino Nottografia_miniera

Personaggi Storici: Sforza Pallavicino

sforza pallavicinoSforza Pallavicino (Fiorenzuola 1519 – Salò 1585), il cui nome è molto legato alla storia di Bergamo, fu marchese di Cortemaggiore e di Busseto, Signore di Fiorenzuola, Salsomaggiore, Santarcangelo, Fidenza; figlio di Manfredi, apparteneva a un ramo della grande casata Pallavicino di antiche origini franche.
Fu un valoroso capitano, uno dei migliori del suo tempo. Robusto e coraggioso, fu ferito ben sei volte in battaglia; a 17 anni era già impegnato a combattere contro i francesi a Fossano in Piemonte. Nel 1542 ingaggiò un reggimento di cavalieri per soccorrere Vienna assediata dai turchi e, per i suoi meriti, nel 1543 ricevette il feudo di Fiorenzuola da Papa Paolo III. Fu poi al servizio dei Farnese, per i quali prese parte alla Guerra Smalcaldica e, nel 1547, ricevette dal pontefice Paolo III il grado di generale dell’esercito papalino ma, nel 1549, alla morte del pontefice, tornò in Austria a combattere i turchi. Accusato di essere coinvolto nell’assassinio del cardinale Giorgio Martinovich, venne scomunicato da Papa Giulio III ma poi assolto; combattendo i turchi, fu anche sconfitto e fatto prigioniero ma poi liberato grazie al pagamento di un forte riscatto da parte di Ferdinando d’Austria. Rimase in Austria con vari incarichi importanti (maresciallo delle fortezze e gran maresciallo del Regno) fino al 1556 quando rientrò in Italia a seguito del trattato di Gand. Nel 1557 passò al servizio di Venezia che gli concesse la nobiltà veneta e divenne Governatore Generale. Il primo incarico lo impegnò a Corfù ma nel 1561 arrivò per la prima volta a Bergamo con il compito di fortificarla con Astorre Baglioni e Girolamo da Martinengo. Iniziò subito la costruzione delle Mura facendo abbattere chiese (tra cui l’antica basilica di Sant’Alessandro che conservava il corpo del patrono), conventi e più di 500 case e tagliando a metà il borgo Canale. Si procurò un’altra scomunica quando ordinò di demolire anche la chiesa e il convento di Sant’Agostino che si salvarono perché  i frati offrirono una buona somma di denaro per allargare la cinta muraria di un perimetro sufficiente a contenerli. Negli anni successivi seguì i lavori di costruzione fino a che fu costretto a impegnarsi in nuove campagne militari intraprese da Venezia (Cipro, Dalmazia. Friuli). Nel 1571, mentre si trovava a Venezia venne colpito da un forte attacco di gotta e non prese parte perciò alla battaglia di Lepanto, ma nel 1574 era di nuovo a difendere Corfù. Solo nel 1579 poté ritornare nelle sue terre emiliane. Morì a Salò nel febbraio del 1585, tre anni prima che le “sue” Mura di Bergamo venissero completate. Con lui finì la sua dinastia e i suoi territori furono annessi al Ducato di Parma e Piacenza.

Santa Maria Maggiore nella Storia di Bergamo

Santa Maria Maggiore 1840La Basilica di Santa Maria Maggiore, che è anche definita come “Cappella votiva della città”, ha un tiburio ottagonale e pianta a croce greca arricchita, in origine, da 5 absidi: una grande centrale e quattro piccole ai lati del transetto.
Nel 1133, una forte siccità colpì le terre bergamasche e a questa seguì una carestia e la peste. La popolazione di Bergamo, stremata, invocò l’aiuto della Maria Vergine e promise la costruzione di una bellissima chiesa in segno di ringraziamento.
Nel 1137 tutta la cittadinanza fu presente all’inizio della costruzione di Santa Maria Maggiore, su disegno di Magistro Offredo e sulla base di una ancor più antica chiesa dell’VIII° secolo, con la benedizione del vescovo Gregorio.
Nel 1472 l’absidiola di nord-ovest fu abbattuta per ordine di Bartolomeo Colleoni, che in quel luogo fece costruire la propria cappella funeraria.
Nel 1449 il Comune di Bergamo, proprietario della costruzione, ne affidò l‘amministrazione alla MIA, che tuttora la gestisce.
Mentre l’esterno della chiesa ha conservato l’originale architettura romanica, l’interno ha subito, nel tempo, notevoli cambiamenti e riporta un insieme di stili e d’arti eterogenee dei periodi compresi fra il XII e il XIX secolo dove temi religiosi convivono con presenze di matrice pagana o laica.
Sul web, a cura della MIA, una bellissima “visita “guidata“.
Basilica-Tesoro-Albero

Quel vecchiume di “Opere di Difesa Veneziane”…

Ne avevamo già parlato negli anni scorsi (agosto 2017, maggio 2016, giugno 2012, ecc.) ma ora (finalmente!) le cose si muovono… ma in che modo?? E qualcuno comincia a dire che era meglio non si muovessero!! Sempre più cittadini son presi dallo scoramento di fronte ad Amministrazioni sempre più sorde ai richiami e alle segnalazioni, animate, quelle sì, solo dall’amore per la città.
Con questo spirito, un appassionato della storia della nostra città, ci ha scritto: “ERA ORA…”
FINALMENTE ERA ORA 1FINALMENTE ERA ORA 2FINALMENTE ERA ORA 3 …E interessante, oltre che disarmante, è leggere l’intera documentazione contenuta in “FINALMENTE ERA ORA…”

San Vigilio svendesi….

171008 vendesi S_Vigilio bScongiurata la funesta proposta di vendere Palazzo Suardi che aveva causato una levata di scudi di Associazioni e Partiti, un altro pezzo storico della Città sta per essere venduto in un assordante silenzio!
Eppure la lungimirante Amministrazione del 1957 (Sindaco Simoncini che impresse un notevole impulso alla crescita civile, culturale, economica, sociale e urbanistica della città) con notevole sacrificio aveva acquisito l’intera proprietà del Castello di San Vigilio affinché l’intera cittadinanza potesse goderne. Recentemente un pezzo era già stato venduto (e diverrà presto un moderno B&B) e ora un secondo pezzo (proprio quello dove sorgeva l’antica CAPPELLA che diede a lungo il nome alla località) sta per essere venduto…. e non solo, visto che le basi d’asta sono andate deserte, ma verrà SVENDUTO. Eppure parliamo di una zona che recentemente è stata riconosciuta di valore mondiale dall’UNESCO!!
Strano non si sia ancora pensato a vendere i baluardi acquistati nel 1825 dal Podestà Rocco Cedrelli. Certo, già nel 1812, fu svenduto il Forte di San Marco ma allora bisogna finanziare le guerre di Napoleone. Oggi, con un omonimo non altrettanto attento, la nostra città, che è senz’altro più ricca che nel 1825 e nel 1957, svende i propri gioielli (non dimenticheremo certo la perdita della visuale dopo il vergognoso “Muro” di via Autostrada, la “lunetta” di San Giacomo, ecc.) e rovina i restanti (Parco Faunistico, i Vasi, ecc.); i futuri Bergamaschi ringraziano!!

7 Ottobre 1571: la battaglia di Lepanto nella toponomastica

battaglia LepantoIl 7 Ottobre, è l’anniversario della grande battaglia navale di Lepanto nella quale la flotta cristiana (con l’apporto fondamentale degli uomini e delle navi della Repubblica Veneta) sconfisse la flotta ottomana. Una battaglia violentissima, dove ci furono ben 30.000 morti da parte degli ottomani (che chiamarono “Capo insanguinato” il teatro della battaglia) e 7.500 i cristiani dei quali ben 4.700 veneti guidati da due straordinari eroi, Sebastiano Venier e Agostino Barbarigo.
Una battaglia determinante per l’intera Europa, per la sua cultura e la sua civiltà. Per celebrare degnamente la vittoria, il grande Andrea Palladio progettò in piazza dei Signori a Vicenza la Loggia del Capitaniato. Dalla rivista “Vicenza città bellissima”: “Negli intercolumni vi sono due statue allegoriche ricordanti la vittoria navale veneziana e sulla base, è scolpita una duplice iscrizione: – Palman genuere carinae – e – Belli secura quiesco -. La prima rappresenta la dea della vittoria mentre la seconda la pace ottenuta. Sul piano superiore altre quattro statue: la prima è la Virtù, secondo il significato classico, la seconda è la Fede, la terza la Pietà e la quarta l’Onore e quindi: la Virtù e l’Onore seguendo la Fede e la Pietà ottengono la Vittoria e la Pace. Venezia ha vinto i turchi unendo questi valori.”
La grandiosità di quella Loggia è uno dei segni inequivocabili di quale importanza veniva attribuita, all’epoca, a quella vittoria tanto che, per disposizione papale, le campane di tutta la Cristianità ogni 7 Ottobre a mezzogiorno, per secoli, suonarono a festa.
Né si può dimenticare l’apporto che anche Bergamo diede alla vittoria in termini di uomini e denari e che in città i festeggiamenti durarono per dieci giorni.
Fu uno degli avvenimenti fondamentali per le sorti dell’intera Europa e allora perché non intitolare una via o una piazza anche dei nostri comuni bergamaschi alla battaglia di Lepanto?

Le Mura… o, meglio, le “Opere di Difesa Veneziane”

Si moltiplicano, fortunatamente, in città le iniziative per spingere i cittadini ad approfondire la conoscenza delle “opere di difesa veneziane” (che non sono solo le Mura… conosciute anche quelle magari solo per avervi passeggiato da fidanzatini)… e sarebbe anche ora che, tra le sessanta domande d’esame per guida turistica relative a tutte le bellezze di Bergamo e provincia, ce ne fossero di riguardanti quel nostro monumento ritenuto ora unico di importanza mondiale (dando per scontato che gli esaminatori siano sufficientemente preparati sull’argomento dato che l’architettura militare non è materia di studio molto comune)!! ..e ricordando anche che la proprietà è del Demanio, avendone la nostra lungimirante amministrazione rifiutata la gratuita cessione.

171008 Mura - bergamoscienza
..e sulle “opere di difesa” si trova anche il nostro caro Giopì..

171008 giopì sulle mura

Gli “Amici” segnalano….

Era il 20 settembre 1887 (esattamente 130 anni fa) quando venne inaugurata la prima “Funicolare” di Bergamo. Il promotore, l’ideatore nonché costruttore dell’avveniristico collegamento era stato l’Ing. Ferretti, resosi negli anni esperto di questi tipi di collegamento in tutta Italia; gli 85 metri di dislivello (stazione inferiore a 271 e superiore a 356 metri s.l.m.), con una pendenza massima del 52%, venivano resi superabili in tre minuti senza difficoltà e la città di Bergamo, divenuta ormai Città Alta, si riuniva alla parte bassa, prima borghi ma ora Città dopo che il Comune vi si era trasferito nel 1873. In una mostra, l’omaggio a quel pioniere dei trasporti su rotaia.

Un antico progetto delle Mura di Bergamo

Questa antica mappa, conservata nell’Archivio di Stato di Torino, è certamente uno dei tanti progetti che vennero studiati mentre erano già in corso i lavori di costruzione delle mura veneziane e, essendone sconosciuta la data di realizzazione, si suppone che risalga agli anni 1568-1570.
1566-8 pianta progetto - Mura - AS Torino bL’opera conclusa risultò differente ma in questa piantina risulta particolarmente chiara l’idea di costruzione che si andava delineando sulla sezione di nord-est della cinta murata: sfruttare le prominenze del colle per posizionare i “baluardi” e collegarli con delle “cortine“. In effetti la “tenaglia” di Sant’Agostino“, una volta terminata fu collegata al Baluardo della Fara (ultimo ad essere costruito), tramite la “cortina della Fara“; quest’ultima, destinata a tagliare di netto il profondo vallone di S.Agostino (o della Fara – generando nel lato interno il cosiddetto “foppone“). Oltre ai costi e alla difficoltà di costruzione, questa costituì il punto più fragile dell’impianto e, per l’instabilità del terreno, fu più volte soggetta a cedimenti e crolli che coinvolsero il fianco del Baluardo del Pallone.  Più semplice risultò la costruzione della successiva “cortina di S.Lorenzo” destinata a scavalcare la parte terminale della “valletta degli Avogadri“, antichi proprietari del maniero costruito sulla punta del piccolo promontorio che la divide dalla Valle Verde. Quest’ultima infine fu tagliata quasi a metà dalla “cortina di porta S.Lorenzo“, generando, nella sua parte alta il vallone sotto Colle Aperto.
particolare mappa 1590 particolare mappa 1816
Da notare, in altre antiche mappe, che la strada risalente la Valverde proseguiva diritta oltre Porta S.Lorenzo congiungendola con Porta S.Alessandro e la base militare del Forte S.Marco; la strada era battuta, oltre che dai soldati addetti alla difesa della porta, dagli abitanti della Val Tezze per giungere in città, essendo presumibilmente la via costeggiante le Mura “zona militare” come tutta la cinta e quindi riservata alle milizie. 

Il Fortino di San Domenico

Il “Fortino San Domenico” è un’opera di difesa avanzata a protezione del retrostante baluardo San Giacomo terminata nel 1585 (come da lapide sul lato nord). Per realizzarla fu necessario demolire il convento di Santo Stefano e San Domenico in cui si conservavano le spoglie di Pinamonte da Brembate e la grande pala Martinengo di Lorenzo Lotto (ora in San Bartolomeo); un convento, prestigiosissimo e ampiamente partecipe della vita cittadina. Il “fortino” veniva giudicato scarsamente difendibile fin dal momento della sua realizzazione, ma, scriveva il capitano Giovanni da Lezze nel 1596, se esso fosse stato occupato dal nemico, “si potrebbe far saltare la mina ritrovandosi in detta piazza un vacuo profondo come di cisterna secreta formata de sassi e coperta con un volto di muro che sarebbe la morte di quelli che vi si ritrovassero sopra”.
Oggi, alla luce del suo riconoscimento Unesco come facente parte delle “opere di difesa veneziane”, si potrebbe definire la sua situazione “scandalosa”…
E’ ovviamente più volte citato nella presentazione del “bene” depositata all’Unesco e ben identificato nella mappa dell’area locale riguardante “The Venetian Works of Defence” ma, come si può leggere anche nei precedenti altri articoli correlati (Il Fortino di San Domenico e Forte San Marco e forte San Domenico) non solo è ora diventato irriconoscibile (le possenti mura si possono vedere solo percorrendo il vicolo San Carlo) ma si trova tuttora catalogato nelle “Schede dell’Inventario dei Beni Culturali, Ambientali e Archeologici” di Bergamo, col numero 131, solo come “Giardino in via Sant’Alessandro, 71” !!!

Mura veneziane nell’Unesco…. Bergamo deve ancora imparare..

Sono molte ormai le città, italiane e europee, da cui Bergamo avrebbe qualcosa da imparare… e sull’argomento principale (le fortificazioni storiche) non solo Vicenza ma anche Padova, Verona, Cittadella, Lucca, ecc. ecc. che hanno istituito Uffici e cariche ad hoc per la loro conservazione e valorizzazione. Anche recentemente erano state presentate in Consiglio Comunale delle proposte, regolarmente bocciate, per affrontare l’argomento, che coinvolge ora diversi assessorati, in modo coordinato e unitario; è ora che, alla luce della nuova situazione, si rivedano alcune affrettate decisioni e si pensi a dare una prospettiva stabile futura ai nostri valori storici cittadini.
170818 unesco come vicenza 000319 invito futuro mura