Luigi Angelini e “Le Mura veneziane di Bergamo”

Bergamo alta, che ebbe già dall’epoca romana una sua cinta murata che chiudeva la città eretta sul colle e che già aveva una sua importanza e per gli avanzi scoperti e per la presenza rivelata da documenti e dalla tradizione, di templi, di un acquedotto, di un foro civico e di un anfiteatro, mantenne e completò, e nei periodi longobardo e franco e più tardi nei secoli XII e XIII, questo suo perimetro murato. Di queste opere difensive medioevali rimangono tuttora alcuni resti di murature ad arco a sud in un tratto della via detta degli Anditi sotto la via di Porta Dipinta, in un altro a ovest sotto il Monastero di S. Grata e in un altro ancora a nord soprastante la via detta della Boccola. Quando la città nel 1428 passò sotto il dominio di Venezia queste mura, già in parte restaurate, dopo l’assedio del longobardo Agilulfo del 592 e l’occupazione di Arnoldo nell’894 e il rafforzamento del 1167 da parte dei Consoli di Bergamo, erano però in condizioni non atte a una sicura difesa. Ma per un secolo circa la Repubblica Veneta, tesa a ridare alla città di nuovo possesso un carattere di vita civile più attiva e più feconda, non molto si occupò delle condizioni difensive della città.Eventi inattesi però sul principio del secolo XVI, a seguito della Lega di Cambrai, portarono a vedere la Lombardia invasa da truppe francesi e spagnole e Bergamo occupata da Carlo d’Amboise nel 1509, ritornata ai Veneziani nel 1512, poi di nuovo ripresa dai Francesi nel 1513, invasa dagli Spagnoli che incendiarono il Palazzo della Ragione, occupata due anni dopo dalle soldatesche di Massimiliano Imperatore e infine ritornata definitivamente nel 1516 in possesso alla Serenissima.
Venezia dovette preoccuparsi di questi gravi fatti che potevano in prosieguo di tempo recare pregiudizio non lieve all’integrità del suo territorio di terraferma. Giungendo col suo confine occidentale fino al corso dell’Adda, sentì il bisogno di avere piazzeforti sulle quali appoggiare le operazioni di difesa del suo vasto dominio.
Bergamo, quale caposaldo estremo si trovava nella posizione più adatta per essere la base di eventuali azioni belliche, potendosi da essa, resa forte e sicura, facilmente dislocare truppe di armati verso le valli diramantesi di Val S. Martino verso Lecco, e delle Valli Brembana e Seriana che chiudevano colle Prealpi le estreme propaggini dei suoi possessi. Dopo gli eventi del primo ventennio del Cinquecento e precisamente nel 1526, il generale Francesco Maria della Rovere aveva riconosciuto con una sua relazione la necessità per Bergamo di potenti nuove fortificazioni non potendosi considerare le antiche mura sufficienti perché in parte diroccate e cadenti, proponendo però solo opere limitate di nuovi bastioni in terra verso Borgo Canale alla Porta della Colombina, verso Plorzano o S. Caterina e verso il Colle della Fara.

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Luigi Angelini, Le mura veneziane di Bergamo, La Martinella, Milano, 1954

Luigi Angelini e “Le Mura veneziane di Bergamo”ultima modifica: 2011-09-01T20:38:00+00:00da amicimura1a
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